Un documentario che sceglie di non alzare la voce e proprio per questo si fa ascoltare.
Articolo e foto di Marco Lorè
Dopo l’Oscar per No Other Land, Yuval Abraham e Rachel Szor tornano con un’opera ancora più radicale nel rigore. In Naza, 80 minuti per un film sobrio e politicamente urgente, i due registi israeliani raccolgono le testimonianze di 24 figure dell’apparato militare o dell’intelligence israeliano, disposte a parlare davanti alla macchina da presa a Tel Aviv solo a condizione di restare anonime. Il titolo richiama un acronimo militare israeliano per le “vittime collaterali” previste: già qui, nella burocrazia di una sigla, c’è l’idea del film.
La scelta formale è la sua forza. Le interviste sono girate di notte, sui tetti di Tel Aviv, con identità oscurate e voci alterate. Per 75 degli 80 minuti siamo letteralmente al buio, eppure le parole pronunciate non potrebbero essere più chiare. Niente retorica, niente musica a sottolineare l’emozione: solo voci, silenzi e il peso di ciò che viene detto. Il debito con Jonathan Glazer, produttore esecutivo, è evidente: il film è influenzato sul piano formale e narrativo dal lavoro di Glazer e di Laura Poitras. Come La zona d’interesse, Naza lavora sulla banalità dell’organizzazione, sul linguaggio che rende astratto l’orrore.
C’è poi un dato che pesa sul piano etico e cinematografico: a firmare il film sono israeliani che interrogano il proprio Paese. I registi hanno parlato di un senso di obbligo come cineasti e giornalisti israeliani nell’esaminare la condotta del loro Paese a Gaza. Un lavoro di quasi tre anni, prodotto dal Guardian, che unisce l’urgenza dell’inchiesta giornalistica alla disciplina del cinema d’autore.
L’accoglienza ha confermato la portata dell’opera. A Venezia ha ottenuto un’ovazione di oltre venti minuti, ritenuta un record e ha vinto il Premio Speciale della Giuria, assicurandosi poi la distribuzione in decine di territori.
Qualche critico ha notato che il film è meno abile nel muoversi sul terreno di Poitras che su quello di Glazer, e le ricostruzioni giornalistiche su cui si fonda sono state in parte contestate dall’esercito israeliano. Il film ha inoltre suscitato forti reazioni politiche. Sono elementi che non intaccano il valore dell’opera, ma che lo spettatore deve tenere presenti.
Naza è un film necessario, severo, formalmente coerente, che trasforma il buio in dispositivo morale. Non cerca di consolare e non vuole piacere: vuole che si ascolti.
Scheda del film
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Titolo: Naza
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Paesi di produzione: Regno Unito
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Durata: 80 min
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Regia: Yuval Abraham, Rachel Szor
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Attori principali:
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Genere: Documentario
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