Casey Affleck e l’arte di restare in ascolto.
Articolo di Silvia Iacomoni | Foto: Marco Lorè
Arrivando al terzo film da regista, Casey Affleck sceglie la strada meno comoda: un racconto a scatole cinesi, lento e freddo come la neve in cui è girato. Una donna arriva in una casa di notte, sotto la pioggia, e per passare le ore si racconta una storia, che ne contiene un’altra, e un’altra ancora. Non è un film che ti prende per mano. Ti chiede di sederti accanto al fuoco e di aspettare.
Chi cerca un thriller gotico a orologeria resterà deluso, e non è un’obiezione da liquidare. Il film ha un passo che qualcuno troverà esasperante, e la struttura a incastro chiede più pazienza di quanta ne conceda il cinema contemporaneo. Ma sotto la superficie c’è un’idea che mi sembra autentica: il film si presenta come una meditazione su lutto, vendetta e perdono, e sui piccoli gesti di compassione capaci di guarire ferite profonde. È una materia delicata, e Affleck la tratta con un rispetto che oggi non è scontato
C’è poi la questione dell’immagine. Il film è stato girato a pezzi nel corso delle stagioni, con più direttori della fotografia, tra cui Takayanagi e Arkapaw, e lo stesso Affleck dietro la macchina da presa. Sulla carta è una ricetta per l’incoerenza. Certo, qualcuno ha trovato le immagini troppo simili a quelle di tanti film in costume, e il debito con L’assassinio di Jesse James è evidente. Eppure, per me, quel debito è una dichiarazione d’amore più che un difetto: Affleck rende omaggio a un cinema che conosce dall’interno, e lo fa senza fingere di inventare tutto da zero.
Il cast tiene insieme il tutto con una sobrietà preziosa. Nel ruolo del giovane vagabondo c’è Atticus Affleck, figlio del regista, e la scelta di lavorare in famiglia dà alla storia una vulnerabilità che nessun casting avrebbe potuto costruire a tavolino. Accanto a lui, nomi solidi come Scoot McNairy, Adelaide Clemens, Ben Mendelsohn e Nick Nolte, con quella voce che da sola vale mezza atmosfera.
Il difetto principale, e va detto con onestà, è che il finale non sempre ripaga l’attesa: il rischio è che dopo tanto mistero la rivelazione scivoli su territori più familiari del genere. Ma novantadue minuti sono pochi per annoiarsi davvero, e il film ha il merito di non gonfiarsi oltre il necessario.
Company non è un capolavoro, e non pretende di esserlo. È un’opera coraggiosa, imperfetta, a tratti ipnotica, di un regista che sta ancora cercando la sua voce e che, per la prima volta, sembra averne una.
Scheda del film
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Titolo: Company
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Paesi di produzione: Canada, Stati Uniti D'America, Emirati Arabi Uniti
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Durata: 92 min
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Regia: Casey Affleck
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Attori principali:
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Nick Nolte
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Adelaide Clemens
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Genere: Drammatico, Mistero
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