LA MAISON DU VENT

Pubblicato il 10 settembre 2026 alle ore 08:39

Ci sono film che non alzano la voce e proprio per questo restano. La maison du vent è uno di questi.

Articolo di Silvia Iacomoni | Foto: Marco Lorè

 

 

Josette ha 80 anni e vive sola a Yaoundé, in Camerun, dopo che tutti i suoi figli sono partiti per l’Occidente. Li incoraggia a costruire case nel paese d’origine, uno stratagemma per riportarli da lei. Già qui c’è un’idea di cinema bellissima: una casa come esca, come preghiera, come ultimo modo di tenere insieme una famiglia che si è dispersa. Poi arriva l’incontro con Sarah, una giovane del quartiere, e quel legame inatteso manda in frantumi ciò su cui Josette aveva costruito la vita: famiglia, responsabilità, speranze.

Il debutto alla regia di Auguste Bernard Kouemo Yanghu, presentato a Venezia nella sezione Orizzonti, è, secondo la critica, economico nella forma ma emotivamente generoso, uno studio tenero e a tratti ironico su cosa produce la solitudine, su cosa succede quando l’attesa diventa un modo di vivere. È la qualità che più mi entusiasma: la capacità di raccontare il tema enorme della migrazione e dello svuotamento affettivo senza retorica, restando vicino a una donna e ai suoi gesti.

Un altro aspetto che rende il film più ampio di quanto sembri: Yanghu non si concentra solo sul rapporto tra Josette e Sarah, ma guarda anche alla situazione politica del Camerun e alla possibilità, o impossibilità, di costruire un futuro nel paese. L’intimo e il collettivo si tengono per mano, ed è raro trovarli così ben saldati in un’opera prima.

Anche il tono sembra giusto. Il momento più tenero del film arriva quando le due donne cantano al karaoke in un bar, e un’immagine così, semplice e umana, dice più di mille dialoghi. Sul piano concettuale, la casa finisce per essere non una dimora, ma il tentativo di dare permanenza a cose che rifiutano di restare. Come il vento del titolo, appunto.

Merita attenzione anche la squadra. In scena ci sono Josette Kwanya e Edwige Tatiana Moudjeu Pouadeu, la fotografia è di Eva Sehet, e le musiche portano la firma di Michel Duprez e di Blick Bassy. Il film è parlato in francese e bafang, e nasce da una coproduzione che mette insieme Camerun, Francia, Belgio, Benin, Arabia Saudita e Qatar: una geografia produttiva che racconta quanto sia vivo oggi il cinema africano.

Dove sta il rischio? In un film “piccolo” e contemplativo, il ritmo può chiedere pazienza a chi cerca colpi di scena. Ma è un limite di gusto, non di sostanza: qui la forza sta nelle sfumature, non nella trama.

Un esordio che promette moltissimo, delicato, intelligente, con il coraggio di non consolare. Un film da cercare appena esce in sala.

Scheda del film

  • Titolo: La maison du vent

  • Paesi di produzione: Camerun, Francia, Belgio, Benin, Arabia Saudita, Qatar

  • Durata: 102 min

  • Regia: Auguste Bernard Kouemo Yanghu

  • Attori principali:

    • Josette Kwanya

    • Babetida Sadjo

  • Genere: Drammatico

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