L'ESTRANEA

Pubblicato il 7 settembre 2026 alle ore 11:27

Strippoli firma una tragedia familiare che scava sotto la pelle.

Articolo e Foto di Marco Lorè

 

 

Nel cinema italiano contemporaneo il genere è spesso un ospite tollerato, a volte un travestimento. Con L’estranea Paolo Strippoli lo tratta invece da lingua madre. Lo usa non per spaventare a ogni costo, ma per arrivare dove il dramma “puro” fatica a spingersi, nel punto in cui una famiglia smette di raccontarsi bugie sopportabili.

Il film, presentato in Concorso a Venezia 83, ha vinto il Premio Arca CinemaGiovani e il Green Drop Award ed è stato poi scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar. Il materiale di partenza è un thriller familiare con venature horror, ambientato tra Bari e Roma e diviso in cinque capitoli.

Lo stesso Strippoli lo ha descritto come una saga sulla caduta di una famiglia dell’imprenditoria barese, in cui i Buddenbrook incontrano Faust. La formula promette molto, e il film ha l’ambizione e il coraggio di prenderla sul serio.

 

Al centro c’è un accordo stretto anni prima con una figura misteriosa. Per chi conosce la letteratura del patto con l’inesplicabile, la suggestione che ricorre nelle recensioni internazionali è quella di una favola nera in cui qualcuno può risolvere un problema, ma un altro dovrà pagarne il conto in forma diversa. Il merito della scrittura, firmata da Strippoli con Salvatore De Chirico, è non fermarsi alla meccanica del soprannaturale. Il vero tema è che cosa, e chi, siamo disposti a sacrificare per mantenere viva l’illusione di una famiglia perfetta. Il film resta, in fondo, soprattutto una tragedia familiare, e il perturbante è il modo in cui la sua verità viene a galla.

Il cast è il motore emotivo dell’opera. Adriano Giannini, nei panni di Walter, offre una presenza magnetica e controllata. L’Espresso lo definisce “fascinosissimo”, e il suo è il volto di un uomo che vive nel potere e nella comodità, con la fragilità di chi sa che quell’equilibrio ha un costo. Giannini ha spiegato bene il metodo del regista: per lui il fantastico serve a mettere i personaggi a contatto con paure profonde, più che a stupire. È una frase che descrive anche la sua interpretazione, misurata e mai sopra le righe.

Valeria Bruni Tedeschi ha il compito più rischioso, perché dà il volto a un personaggio che nei titoli di coda è semplicemente “l’estranea”. Si muove, secondo la critica, nel grigiore dei non detti e dei sottintesi, ed è libera, quasi un’altra persona. È questa libertà, l’imprevedibilità di un’attrice che sa essere fragile e minacciosa nello stesso gesto, a rendere la sua presenza il vero punto di attrazione del film. Accanto a loro Jasmine Trinca e Romana Maggiora Vergano completano un quartetto che dà credibilità e peso umano alla storia.

Strippoli non sceglie la strada comoda dello choc. Il film non nasconde la violenza, fisica e psicologica, ma la dosa con cautela, e questo lo rende più inquietante di tanti horror più rumorosi. A tenere insieme tutto c’è anche una geometria precisa, quella della spirale, che il regista ha indicato come la forma interna del film e che si riflette nella struttura a capitoli. La produzione è una coproduzione tra Italia, Francia e Belgio, con fotografia di Cristiano Di Nicola e musiche di Robin Coudert, e il livello tecnico è all’altezza dell’ambizione.

L’estranea è un film che chiede fiducia allo spettatore e, a giudicare dall’accoglienza, la ripaga. Non va né sopravvalutato né ridimensionato, e va giudicato semplicemente come un film. Il risultato è un’opera matura e personale, che conferma Strippoli come una delle voci più interessanti del nostro cinema di genere e che fa del thriller psicologico uno strumento per parlare di famiglia, colpa e legami.

 

 

Scheda del film

  • Titolo: L'estranea

  • Paesi di produzione: Italia, Francia, Belgio

  • Durata: 115 min

  • Regia: Paolo Strippoli

  • Attori principali:

    • Valeria Bruni Tedeschi

    • Adriano Giannini

  • Genere: Drammatico, Horror

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