Il film espande il mondo inquietante e labirintico introdotto nella web series di Parsons, che ha guadagnato popolarità grazie alla sua estetica da found footage e all'esplorazione del concetto dei Backrooms.
Articolo e grafiche Marco Lorè | Locandine Courtesy of A24
Gli spazi liminali sono luoghi che esistono in una sorta di "soglia" tra due stati, due momenti o due funzioni. Il termine deriva dal latino limen, che significa appunto soglia, e cattura quell'esperienza peculiare di trovarsi in un posto che sembra sospeso nel tempo — né qui né là, né prima né dopo, tra conscio e inconscio.
C'è qualcosa di profondamente destabilizzante nel vedere un luogo familiare privato del contesto che lo rendeva normale. Il cervello riconosce la struttura — le piastrelle, le luci al neon, i corridoi simmetrici — ma non trova le persone, i rumori, il movimento che dovrebbero accompagnarla. Si crea così un cortocircuito tra il familiare e l'estraneo, una sensazione che in giapponese potrebbe avvicinarsi al concetto di mono no aware: la malinconia delle cose che sembrano fuori posto nel tempo.
E in questo contesto vengono inseriti i ricordi, i quali generano queste dimensioni parallele. Ma più questi ricordi vengono copiati e ricopiati dalle persone che li rivivono, più questa dimensione parallela va in profondità riscrivendoli e deformandoli.
Le backrooms, pertanto, sono una materializzazione dei ricordi e di ciò che viene definito come "percorso di minor resistenza" - ovvero, l'inclinazione umana a evitare conflitti o situazioni emotivamente pesanti, cercando soluzioni di compromesso che causino meno stress e attrito possibile - in cui tutti noi siamo inconsciamente bloccati. E questi tipi di labirinti extradimensionali non intrappolano solo fisicamente, ma corrompono e plagiano la psiche e l'identità di chi vi rimane.
Il film del debuttante regista ventenne Kane Parsons - a onor del vero molto coadiuvato da registi esperti come James Wan e, soprattutto, Oz Perkins - funziona eccome: corridoi gialli, neon che ronzano, un disagio sottile e costante che non ha bisogno di spiegarsi, traumi personali, sottotrame psicologiche rendono questa opera prima molto interessante e particolare sotto ogni aspetto.
Uscendo dalla sala, il tuo cinema di fiducia ti sembrerà più minaccioso del solito — e questo è forse il complimento più grande che si possa fare a un film horror. La tensione non viene dai jump scare, ma da qualcosa di più viscerale: la certezza persistente che qualcosa, in quei corridoi, sia profondamente sbagliato.
Un esordio sorprendente, maturo e coraggioso.
Scheda del film
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Titolo: Backrooms
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Paesi di produzione: Stati Uniti d'America
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Durata: 110 min
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Regia: Kane Parsons
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Attori principali:
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Chiwetel Ejiofor
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Renate Reinsve
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Genere: Horror.
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