OBSESSION

Pubblicato il 29 maggio 2026 alle ore 07:58

Il desiderio che divora.

Articolo di Marco Lorè

 

C'è qualcosa di profondamente onesto nel fatto che un film horror si chiami Obsession senza cercare di nasconderlo dietro un titolo più sofisticato. Curry Barker, 26 anni, YouTuber diventato regista con la forza di pochi soldi e molta determinazione, non ha paura di essere diretto. E questo, a conti fatti, è il suo dono più grande.

La storia è semplice: Bear (Michael Johnston), impiegato timido e innamorato cronico in un negozio di strumenti musicali, non riesce a confessare i propri sentimenti alla collega Nikki (Inde Navarrette). Invece di farlo, entra in un negozio di cristalli e acquista un oggetto antico — un One Wish Willow degli anni '60 — che promette di esaudire un desiderio se si spezza un ramoscello. Lo spezza. E da lì tutto precipita.

Il film funziona perché Barker capisce una cosa che molti registi horror dimenticano: la paura più efficace non viene dai mostri, ma dalle conseguenze di ciò che vogliamo davvero. Mentre l'infatuazione di Nikki si trasforma progressivamente da bisogno in possesso, il film culmina in un finale straziante che scuote le fondamenta dello spettatore.

Bear non è un villain. È qualcosa di peggio: è un uomo ordinario che preferisce la magia alla vulnerabilità. Non riesce a dire ti voglio bene, e allora fa in modo che Nikki non possa fare altro che amarlo. È questa la vera orrore del film, non le scene di violenza (che pure ci sono, improvvise e brutali).

Qui il film smette di essere "solo" horror e tocca qualcosa di filosoficamente denso. Jacques Lacan sosteneva che il desiderio non ha per oggetto il godimento, ma la propria perpetuazione: non vogliamo ottenere ciò che desideriamo, vogliamo continuare a desiderarlo. Il desiderio è strutturalmente mancante — trova alimento nell'assenza dell'oggetto, non nella sua presenza.

Bear desidera Nikki. Ma il Nikki che desidera è un'immagine, una proiezione — quello che Lacan chiamerebbe l'objet petit a, l'oggetto-causa del desiderio, che non coincide mai con la persona reale. Quando il desiderio si "avvera", quando Nikki cade nella trappola dell'incantesimo, Bear non ottiene ciò che voleva: ottiene qualcosa di mostruoso. Perché il desiderio, una volta soddisfatto, rivela il vuoto che cercava di coprire.

Lacan lo dice chiaramente: "Il desiderio dell'uomo è il desiderio dell'Altro." Bear non vuole Nikki — vuole essere desiderato da lei, vuole vedere sé stesso riflesso nello sguardo di lei. Quando lo ottiene per via magica e distorta, lo sguardo di Nikki diventa uno specchio rotto: lo riflette, sì, ma in modo che non lascia scampo. Non c'è più spazio per il desiderio, perché non c'è più mancanza. E senza mancanza, dice Lacan, non c'è soggetto.

Il film — probabilmente senza averlo teorizzato esplicitamente — costruisce una perfetta allegoria lacaniana: l'amore forzato è la morte del desiderio, e quindi la morte del sé.

Obsession non è un capolavoro, ma è un film che fa il suo lavoro in modo intelligente e onesto. Barker non cerca di essere Kubrick: cerca di raccontare una storia sul desiderio malato, sulla codardia emotiva, sul prezzo di voler controllare l'altro invece di rischiare l'amore vero. E ci riesce, quasi sempre.

Lacan diceva che l'amore è "dare ciò che non si ha a qualcuno che non lo vuole". Bear fa l'opposto: prende ciò che non gli appartiene da qualcuno che non può più opporsi. È questo il cuore oscuro del film — e la sua forza duratura.

Da vedere, soprattutto se siete curiosi di capire dove sta andando l'horror americano contemporaneo.

Scheda del film

  • Titolo: Obsession

  • Paesi di produzione: Stati Uniti d'America

  • Durata: 109 min

  • Regia: Curry Barker

  • Attori principali:

    • Inde Navarrette

    • Michael Johnston

  • Genere: Horror, thriller.

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