MASTERS OF THE UNIVERSE

Pubblicato il 8 giugno 2026 alle ore 08:48

Per l'onore di Grayskull!

 

Articolo di Marco Lorè

 

C'è un momento, guardando Masters of the Universe di Travis Knight, in cui ti rendi conto che qualcuno ha davvero capito di cosa si trattava. Non solo un franchise da sfruttare, non solo un giocattolo da adattare, ma un pezzo d'anima di un'intera generazione.

Per quelli come noi — i Gen X cresciuti con Castle Grayskull sul pavimento della cameretta, e i Millennials che ne hanno ereditato la mitologia — il rischio era enorme. Forse il più grande: quello del ridicolo. Personaggi con nomi improbabili, costumi da fantasy kitsch anni Ottanta, un villain con la testa di teschio. Come porti tutto questo sul grande schermo senza che diventi una parodia involontaria? La risposta di Knight è disarmante nella sua semplicità: con affetto genuino per il materiale di partenza. E si vede, fotogramma dopo fotogramma.

Il film non si vergogna di sé stesso, e questa è la sua forza più grande. I costumi — uno degli aspetti su cui i fan più apprensivi tenevano gli occhi puntati — sono realizzati con una cura quasi artigianale, fedeli ai concept originali senza mai scivolare nella caricatura. He-Man è He-Man. Skeletor è Skeletor. Man-At-Arms, Teela, Evil-Lyn: tutti riconoscibili, tutti rispettati. Una piccola vittoria che vale tanto.

La trama è volutamente lineare: Prince Adam, separato da Eternia per quindici anni, viene ricondotto a casa dalla Spada del Potere e deve affrontare il dominio di Skeletor per salvare la sua famiglia e il suo mondo. Nessuna pretesa di complessità narrativa, nessuna torsione esistenzialista. Eppure, dentro questa semplicità, pulsa qualcosa di vero: la mascolinità autentica non è solo muscoli e potere, ma bontà d'animo, capacità di dialogo, empatia. Adam non diventa He-Man nonostante la sua vulnerabilità — la diventa grazie ad essa. Cade, e si rialza. Come tutti noi, almeno nelle giornate buone.

La regia di Knight — già autore del sorprendente Bumblebee — è solida, pulita, mai sopra le righe. Le sequenze action sono costruite con intelligenza, leggibili e appaganti. E c'è un tocco di ironia che attraversa il film come un filo dorato: lo sa benissimo di essere una epic comedy, e lo rivendica con gioia. Skeletor, pur risultando più minaccioso che in passato, mantiene quella sua energia caotica e involontariamente esilarante che lo ha reso un'icona della cultura pop — e che qui si traduce in scene memorabili.

La colonna sonora — guidata da Brian May — merita una menzione speciale. Epica senza essere pomposa, trascinante senza essere invadente: accompagna il film come un secondo respiro.

Un'ultima cosa, e questa è importante: non alzatevi quando iniziano i titoli di coda. Le tre scene disseminate tra e dopo i credits non sono fronzoli — sono promesse. E, a giudicare da quanto visto, sarebbe un peccato perderle.

Masters of the Universe non è un capolavoro, né ambisce ad esserlo. È qualcosa di più raro: un film che sa esattamente cosa vuole essere e lo porta a termine con onestà, energia e rispetto — per i personaggi, per la storia, e per chi li ha amati da bambino. Per un'ora e quarantuno minuti, Grayskull torna a vivere. E questa volta, non ci vergogniamo ad ammetterlo.

Scheda del film

  • Titolo: Masters of the Universe

  • Paesi di produzione: Stati Uniti d'America

  • Durata: 140 min

  • Regia: Travis Knight

  • Attori principali:

    • Nicholas Galitzine

    • Jared Leto

  • Genere: Fantasy, Commedia.

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