THE ODYSSEY

Pubblicato il 19 luglio 2026 alle ore 09:17

Nolan naviga tra epica e umanità, e il viaggio vale il biglietto.

 

Articolo di Marco Lorè

 

 

Con "The Odyssey" Christopher Nolan fa quello che forse nessuno si aspettava davvero: prendere il poema fondativo della cultura occidentale e trasformarlo in un'esperienza cinematografica che sembra insieme antichissima e nuovissima. Dopo il trionfo di "Oppenheimer", il regista britannico cambia epoca, cambia linguaggio, ma non cambia ambizione.

Girato interamente con camere IMAX in location reali sparse per il Mediterraneo, il film racconta il ritorno a casa di Odisseo (Matt Damon) dopo dieci anni di guerra e altrettanti di peregrinazioni, tra mostri, dèi capricciosi e la paziente attesa di Penelope (Anne Hathaway) e del figlio Telemaco (Tom Holland). È una scelta di metodo prima ancora che di stile: niente scorciatoie digitali, ma mare vero, luce vera, fatica vera. E si sente, scena dopo scena.

Quello che colpisce di più, guardando il film, non è la scala — pure imponente — ma quanto Nolan riesca a far convivere lo spettacolo con l'intimità. Ci sono sequenze che tolgono il fiato per la loro pura potenza visiva, e subito dopo momenti piccoli, quasi sussurrati, in cui il film si concentra su uno sguardo, un silenzio, un rimpianto. È qui che "The Odyssey" trova la sua anima: non tanto nell'avventura in sé, quanto nel prezzo umano del viaggio, nella nostalgia e nel senso di colpa di chi torna diverso da come è partito.

Il cast regge con sorprendente compattezza un peso non da poco. Matt Damon costruisce un Odisseo più logorato che eroico, credibile proprio perché non cerca mai la posa epica. Robert Pattinson, nei panni del subdolo Antinoo, ruba più di una scena con un'ambiguità morale che il film non ha paura di lasciare irrisolta. E Tom Holland, forse la sorpresa più grande, dà a Telemaco una fragilità adolescenziale che rende il rapporto padre-figlio uno dei nuclei più riusciti della storia.

Non tutto però scorre con la stessa forza. Nella seconda parte, la struttura episodica del poema si fa sentire: alcune tappe del viaggio hanno un peso drammaturgico diverso da altre, e certi snodi narrativi corrono più velocemente di quanto meriterebbero, come se Nolan avesse dovuto scegliere cosa sacrificare per stare nei tempi di un kolossal. È il prezzo di un'operazione così ambiziosa: quando si prova ad abbracciare tutto un poema, qualcosa per forza resta ai margini.

Resta il fatto che raramente un adattamento di un classico riesce a sembrare così personale. Nolan non illustra Omero, lo interroga: cosa significa tornare a casa quando la casa, nel frattempo, non esiste più come la si ricordava? È una domanda che il regista pone spesso nel suo cinema, dal tempo di "Interstellar" alla memoria di "Memento", e qui trova forse la sua veste più antica e più universale.

"The Odyssey" non è un film perfetto, ma è un film che si fa ricordare: ambizioso, a tratti disomogeneo, ma capace di momenti di autentica potenza emotiva che restano addosso ben oltre l'uscita dalla sala.

 

Scheda del film

  • Titolo: The Odyssey

  • Paesi di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito

  • Durata: 173 min

  • Regia: Christopher Nolan

  • Attori principali:

    • Matt Damon

    • Anne Hathaway

  • Genere: Epico

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