Adattamento dell'omonimo romanzo di Giuliano da Empoli e co-scritto da Assayas con Emmanuel Carrère.
Articolo e foto di Silvia Iacomoni
Non si tratta di un biopic su Vladimir Putin, come ha chiarito lo stesso regista.
È piuttosto un'esplorazione dell'arte della politica contemporanea, dell'inganno sistemico e dei meccanismi di manipolazione, oltre che una riflessione generazionale sul potere.
Attraverso la figura fittizia di Vadim Baranov (interpretato da Paul Dano), uno spin doctor ispirato a Vladislav Surkov, la storia si snoda dalla Russia post-sovietica degli anni Novanta fino al 2014, toccando momenti chiave come le guerre cecene, l'annessione della Crimea e le Olimpiadi di Sochi.
Il film ha ambizioni alte e, in parte, le mantiene. Assayas sceglie di affidarsi soprattutto alla parola: il protagonista parla incessantemente, riempiendo lo spettatore con i suoi pensieri, e attraverso i suoi ragionamenti emerge non solo il meccanismo che ha portato Putin a diventare uno zar moderno, ma anche la logica che governa la comunicazione politica contemporanea. È una scelta coraggiosa, non sempre premiante.
Paul Dano risulta credibile, calmo e controllato nell'interpretare Baranov sia all'apice della carriera sia nella gioventù. Jude Law, nei panni di Putin, è raggelante, anche se la sua presenza rimane perlopiù laterale. Meno convincente è invece Alicia Vikander, femme fatale che dovrebbe incarnare una libertà apolitica, ma che non emerge mai davvero, restando sullo sfondo.
Il problema principale è di ritmo e misura. Assayas puntella faticosamente la lunghissima cavalcata nei presunti retroscena storici del Cremlino attraverso eventi spesso tragici — il Kursk, il Donbass, il terrorismo ceceno — come da apici di visibilità pubblica quali le Olimpiadi di Sochi. Il risultato è un affresco che a tratti sembra una sommaria telenovela di stato, dove la politica appare frutto di un arguto quanto improvvisato storytelling.
Eppure, quando funziona, il film sa essere inquietante con sobrietà. È un'opera politica molto autoriale, intelligente e per certi versi spaventosa per la verità che contiene. La Russia raccontata da Assayas è come un'industria cinematografica: tutti lavorano per controllare la narrazione, con effetti speciali che distraggono il pubblico e mattatori che ne catturano l'ammirazione.
In definitiva, nonostante qualche inciampo, Il Mago del Cremlino è un'egregia disamina sul potere e sulle sue forme — verbosa ma intensa nel suo labirinto di immagini, ellissi e manipolazioni. Un film imperfetto e necessario.
Scheda del film
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Titolo: Il mago del Cremlino
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Paesi di produzione: Francia
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Durata: 156 min
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Regia: Olivier Assayas
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Attori principali:
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Jude Law
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Paul Dano
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Genere: Thriller, Drammatico.
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