SO LONG, MARJANE!

Pubblicato il 5 giugno 2026 alle ore 10:36

Morire di tristezza. Addio a Marjane Satrapi.

 

Articolo di Marco Lorè

 

È morta ieri a Parigi, a soli 56 anni, Marjane Satrapi. E la famiglia ha scelto parole che non lasciano spazio a equivoci, parole antiche come il dolore umano: «Marjane Satrapi è morta di dolore, poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l'amore della sua vita».

Morire di tristezza. Succede, anche se il mondo moderno fatica ad ammetterlo.

Quando Mattias Ripa morì l'8 aprile 2025, dopo una lunga malattia, lei affidò il suo dolore a poche parole su Instagram: "I lost the love of my life". Cinque parole. Ho perso l'amore della mia vita. Non c'era altro da aggiungere. E forse non c'era altro da fare, se non lasciarsi consumare.

Chi era Marjane Satrapi lo sanno in tanti — ma vale la pena ricordarlo ancora, oggi che non c'è più. Nata il 22 novembre 1969 a Rasht, in Iran, in una famiglia vicina agli ideali comunisti, da bambina visse la crescente restrizione delle libertà individuali, il travagliato passaggio dalla monarchia alla repubblica teocratica, la rivoluzione islamica, gli inizi della guerra con l'Iraq. Nel 1983, quando aveva quattordici anni, i suoi genitori decisero di mandarla a Vienna per tenerla lontana da un regime diventato sempre più oppressivo, soprattutto verso le donne.

Da quell'esilio forzato nacque tutto. Con la saga autobiografica Persepolis raccontò la propria infanzia sotto il giogo dei mullah, la repressione del popolo iraniano e la dolorosa partenza verso l'Europa. Lo fece in bianco e nero, con un tratto essenziale e potente, senza sentimentalismi inutili. Il dolore, nelle sue tavole, non si decorava: si mostrava. Persepolis rimane una delle immagini più riconoscibili del fumetto europeo diventato cinema. Un film candidato all'Oscar, premiato a Cannes, tradotto in decine di lingue. Ma lei non era soltanto la sua opera più famosa: era una voce viva, scomoda, necessaria — per l'Iran, per le donne, per chiunque abbia conosciuto l'esilio.

Aveva rifiutato la Légion d'honneur. Lo fece nel gennaio 2025, definendo la Francia «ipocrita» verso l'Iran. Fino all'ultimo, coerente con sé stessa.

Aveva attraversato la rivoluzione, l'esilio, la guerra, le censure, i confini. Aveva disegnato tutto questo con mano ferma. Ma il cuore, alla fine, ha ceduto all'unica perdita che non riusciva a trasformare in arte.

Ci mancherà molto. Ci mancherà la sua voce, il suo coraggio senza pose, il suo bianco e nero che sapeva dire la verità meglio di mille colori.

 

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